BREVE STORIA DELL'ANARCHIA
| Testo curato da | Marco Segato <segatom@yahoo.it> aka Mach <tumin17@yahoo.it> Website: http://www.marcosegato.tk ICQ UIN: 98244473 |
CAPITOLO 1 : |
ANARCHIA, COS'È? |
CAPITOLO 2 : |
ANARCHISMO "FILOSOFICO" |
2.1 Max Stirner2.2 Pierre-Joseph Proudhon | |
CAPITOLO 3 : |
L' ORGANIZZAZIONE POLITICA |
3.1 Michail Bakunin | |
CAPITOLO 4 : |
L' ITALIA ANARCHICA |
4.1 Le prime rivolte4.2 La stagione del terrorismo4.3 Il declino | |
CAPITOLO 5 : |
IL CASO SPAGNOLO |
CAPITOLO 6 : |
SACCO E VANZETTI |
CAPITOLO 7 : |
IL DOPOGUERRA |
CAPITOLO 8 : |
SIMBOLI DELL'ANARCHIA |
CAPITOLO 9 : |
ANARCHICI OGGI |
9.1 Cyber-anarchia |
Copyright © 2001 Marco Segato.
È garantito il permesso di copiare, distribuire e/o modificare questo documento seguendo i termini della GNU Free Documentation License, Versione 1.1 o ogni versione successiva pubblicata dalla Free Software Foundation; una copia della licenza è acclusa nel file Licenza.txt distribuito insieme a questo testo.
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CAPITOLO 1: ANARCHIA, COS'È?
| «Che cosa potrà fare uno schiavo quando avrà infranto le sue catene? Aspettate e lo saprete». |
Con queste parole, nell'ottobre del 1844, il filosofo tedesco
Max Stirner minacciò i regimi reazionari di tutta Europa, e pose le
basi per un fertile sviluppo della dottrina anarchica.
Ma cosa si intende per anarchia? Sin dall'epoca classica (vedi Platone e Aristotele) e nel linguaggio comune, questo termine ha avuto un significato marcatamente negativo: "senza governo", "caos", "mancanza di regole" sono idee ancora oggi molto diffuse. Con la parola anarchismo, invece, si intende l'insieme di teorie politiche sviluppatesi nel XIX secolo principalmente in Europa miranti ad emancipare l'uomo da ogni autorità ed oppressione politica, economica, sociale e religiosa: partendo dal pensiero roussoniano e dalla sua esaltazione dell'uomo incorrotto e libero allo stato di natura, l'anarchismo arriva a sostenere l'estinzione dello stato, ponendo come fine una società basata sui principi dell'egualitarismo e dell'autogoverno.
Ma è (come sempre, nda) sul tema dell'economia che si produce la prima, significativa spaccatura all'interno del movimento anarchico: l'anarchismo individualista pretende che l'assenza di limiti venga estesa anche alla vita produttiva del singolo (quindi possiamo a tutti gli effetti considerarlo liberismo all'estremo), mentre quello di tipo collettivista (o socialista o comunista o comunitario) ritiene che la libertà del singolo debba essere adeguata alle esigenze economiche e sociali di tutti. Inoltre, mentre l'anarchismo individualista non parla nemmeno di un'organizzazione statale o sociale, dato che la vita si dovrebbe basare esclusivamente sull'equilibrio fra le pari libertà di ognuno, per quello collettivista l'organizzazione politica dovrebbe essere a base federalista, con un potere cioé che "arriva dal basso".
Come vedete, l'anarchismo deriva dal liberalismo, è ravvicinabile al socialismo, ha legami con l'utopismo, relazioni con l'irrazionalismo: per questo non sempre è stato concepito come vera e propria teoria politica, quanto piuttosto come corrente etica e aspirazione individuale. Lo si può riassumere in generale in «un'unica parola: libertà» (Fauré).
Ma cosa si intende per anarchia? Sin dall'epoca classica (vedi Platone e Aristotele) e nel linguaggio comune, questo termine ha avuto un significato marcatamente negativo: "senza governo", "caos", "mancanza di regole" sono idee ancora oggi molto diffuse. Con la parola anarchismo, invece, si intende l'insieme di teorie politiche sviluppatesi nel XIX secolo principalmente in Europa miranti ad emancipare l'uomo da ogni autorità ed oppressione politica, economica, sociale e religiosa: partendo dal pensiero roussoniano e dalla sua esaltazione dell'uomo incorrotto e libero allo stato di natura, l'anarchismo arriva a sostenere l'estinzione dello stato, ponendo come fine una società basata sui principi dell'egualitarismo e dell'autogoverno.
Ma è (come sempre, nda) sul tema dell'economia che si produce la prima, significativa spaccatura all'interno del movimento anarchico: l'anarchismo individualista pretende che l'assenza di limiti venga estesa anche alla vita produttiva del singolo (quindi possiamo a tutti gli effetti considerarlo liberismo all'estremo), mentre quello di tipo collettivista (o socialista o comunista o comunitario) ritiene che la libertà del singolo debba essere adeguata alle esigenze economiche e sociali di tutti. Inoltre, mentre l'anarchismo individualista non parla nemmeno di un'organizzazione statale o sociale, dato che la vita si dovrebbe basare esclusivamente sull'equilibrio fra le pari libertà di ognuno, per quello collettivista l'organizzazione politica dovrebbe essere a base federalista, con un potere cioé che "arriva dal basso".
Come vedete, l'anarchismo deriva dal liberalismo, è ravvicinabile al socialismo, ha legami con l'utopismo, relazioni con l'irrazionalismo: per questo non sempre è stato concepito come vera e propria teoria politica, quanto piuttosto come corrente etica e aspirazione individuale. Lo si può riassumere in generale in «un'unica parola: libertà» (Fauré).
CAPITOLO 2: ANARCHISMO "FILOSOFICO".
2.1 Max Stirner (1806-1856)
Filosofo tedesco schierato con la Sinistra
hegeliana, insegnante, giornalista e traduttore, per primo conferisce un
carattere filosofico all'intero movimento anarchico. Ritiene che ogni persona,
in quanto io, sia il centro di un universo che non ha nulla all'infuori
di sé, e che quindi sia assurdo dover obbedire a qualsiasi legge superiore:
«l'unica legge sarà il suo individuale arbitrio».
Profondamente deluso dall'umanità in quanto "popolo" e "collettività", punta tutto sul singolo, sull'egoista, sull'Unico, colui cioè che riesce a realizzare se stesso, i propri bisogni e desideri solamente entrando in conflitto con altri uomini.
Il messaggio di Stirner è rivoluzionario: ogni individuo, in ogni momento, non solo può, ma deve ristabilire la propria supremazia diretta nei confronti dell'autorità; quando, nell'ottobre del 1844, pubblica "L'Unico e la sua proprietà", il libro viene immediatamente sequestrato, ma ciò non è sufficiente ad impedirne una massiccia diffusione. Stirner combatte principalmente contro quattro fronti:
Profondamente deluso dall'umanità in quanto "popolo" e "collettività", punta tutto sul singolo, sull'egoista, sull'Unico, colui cioè che riesce a realizzare se stesso, i propri bisogni e desideri solamente entrando in conflitto con altri uomini.
Il messaggio di Stirner è rivoluzionario: ogni individuo, in ogni momento, non solo può, ma deve ristabilire la propria supremazia diretta nei confronti dell'autorità; quando, nell'ottobre del 1844, pubblica "L'Unico e la sua proprietà", il libro viene immediatamente sequestrato, ma ciò non è sufficiente ad impedirne una massiccia diffusione. Stirner combatte principalmente contro quattro fronti:
- l'autorità statale: sia essa democratica o dispotica, tenta comunque di coinvolgere l'uomo nel conseguimento di quello che possiamo chiamare "il bene dello stato", impedendogli di esercitare il libero arbitrio e di aspirare alla propria realizzazione personale.
- la società in quanto tale: è necessario tranciare i legami che gli uomini stabiliscono tra loro, siano leggi o consuetudini morali; ognuno ha diritto a tutto quello che è in grado di procurarsi con la propria forza: largo quindi al furore dell'irrazionalismo ottocentesco a discapito della tradizione razionalista del '700.
- socialismo e comunismo: non può essere altrimenti, se consideriamo che per Stirner la proprietà privata è incedibile, men che meno ad un apparato statale. Addirittura, pur riconoscendo l'alienazione del lavoro salariale, egli arriva ad esaltare il piccolo borghese che usa ogni mezzo a propria disposizione (legale o meno) per difendere i suoi beni.
- religione ed idealismo: come l'uomo durante il razionalismo settecentesco si è liberato da ogni credenza religiosa e superstizione, così adesso non deve cedere a quanti gli propongono un ideale da perseguire, perché questo implica un "dover essere" che limita la ricerca del proprio benessere.
2.2 Pierre-Joseph Proudhon (1809-1865)
Francese, teorizza l'anarchismo "positivo", fondato
sulla giustizia, unico limite possibile alla libertà individuale.
Scrive Proudhon: «la giustizia è la stella centrale che governa la società» e
«come l'uomo cerca la giustizia nell'eguaglianza, così la società cerca l'ordine
nell'anarchia». Naturalmente non può accettare lo stato di diritto in
quanto tale, ma ritiene che i rapporti tra gli uomini si debbano basare su
liberi contratti di associazione per meglio conseguire fini economici, politici,
personali, ecc. Da qui il suo antiparlamentarismo e
antiautoritarismo che gli fanno dire nelle "Confessioni": «Non
più partiti, non più autorità, libertà assoluta dell'uomo e del cittadino! Con
tre parole ho espresso la mia professione di fede politica e sociale».
Al contrario di Stirner, sostiene che eguaglianza e libertà possono essere realizzabili in un contesto di solidarietà sociale: il mutualismo (attuabile ad esempio tramite le organizzazioni sindacali) avrebbe permesso il superamento della questione sociale senza violenze e lotte di classe (riceverà per questo un'aspra critica da Marx, nda).
Condannato a tre anni di carcere per la sua opposizione a Napoleone nel 1849, si sottrasse ad una seconda condanna nel 1858 fuggendo a Bruxelles. La sua opera principale è "Che cos'è la proprietà?" (celebre la frase «la proprietà è un furto») del 1840.
Al contrario di Stirner, sostiene che eguaglianza e libertà possono essere realizzabili in un contesto di solidarietà sociale: il mutualismo (attuabile ad esempio tramite le organizzazioni sindacali) avrebbe permesso il superamento della questione sociale senza violenze e lotte di classe (riceverà per questo un'aspra critica da Marx, nda).
Condannato a tre anni di carcere per la sua opposizione a Napoleone nel 1849, si sottrasse ad una seconda condanna nel 1858 fuggendo a Bruxelles. La sua opera principale è "Che cos'è la proprietà?" (celebre la frase «la proprietà è un furto») del 1840.
CAPITOLO 3: L'ORGANIZZAZIONE POLITICA.
3.1 Michail Bakunin (1814-1876)
Figura molto ambigua della Russia zarista, è in Bakunin che
vengono a riunirsi le tendenze nichiliste dell'anarchismo
individualista (molto diffuse nel suo Paese) con le teorie
proudhoniane e collettiviste: il risultato è l'esaltazione
della violenza come lotta politica, fino ad arrivare alla teorizzazione di una
società fondata su una federazione di libere associazioni. Bakunin ha di fronte
due avversari ideali:
È questa la vera forza del messaggio di Bakunin: riesce finalmente ad organizzare sul piano internazionale le forze più disparate dell'anarchismo europeo, arrivando addirittura a contendere la direzione del nascente movimento operaio ai socialisti di Marx durante la prima Internazionale (1864). Da leggere "Stato e anarchia" (1873).
- lo Stato-Chiesa di Mazzini, che critica in primo luogo negando l'autorità divina, e poi perché si tratterebbe di uno stato connotato dal predominio della borghesia;
- lo Stato proletario di Marx, in cui viceversa sarebbe la classe operaia ed esercitare la dittatura.
È questa la vera forza del messaggio di Bakunin: riesce finalmente ad organizzare sul piano internazionale le forze più disparate dell'anarchismo europeo, arrivando addirittura a contendere la direzione del nascente movimento operaio ai socialisti di Marx durante la prima Internazionale (1864). Da leggere "Stato e anarchia" (1873).
CAPITOLO 4: L'ITALIA ANARCHICA.
Perché in Italia, molto più che negli altri Paesi europei, il
movimento anarchico ebbe un ruolo di primissimo ordine (che naturalmente sembra
"dimenticato" dai programmi delle nostre scuole... nda) nel ventennio tra il
1860 e il 1880? Innanzitutto perché i rivoluzionari post-risorgimentali
(ex-garibaldini ed ex-mazziniani) non soddisfatti dell'Unità d'Italia
ritrovarono nuovo entusiasmo nelle idee anarchiche, e poi perché soggiornò
proprio in Italia, dopo essere evaso dalle carceri siberiane, Bakunin,
sul quale pose le proprie fondamenta il movimento anarchico italiano. L' "Orso
russo", così era chiamato, personaggio carismatico e forte promotore di società
segrete (non dimentichiamo le società carbonare), fondò la Fratellanza
Internazionale, con un Comitato centrale e molte sezioni regionali, da cui
si formò la prima, vera, generazione di anarchici italiani: Errico
Malatesta, Carlo Cafiero e Carmelo Palladino i più
importanti.
Nel marzo del 1872, a Bologna, si tenne il primo Congresso anarchico; il secondo, svoltosi a Rimini un mese dopo, mise in evidenza il giovane Andrea Costa (sarà una delle figure centrali degli anni a venire) e ribadì la supremazia dell'anarchismo sul marxismo.
Nel marzo del 1872, a Bologna, si tenne il primo Congresso anarchico; il secondo, svoltosi a Rimini un mese dopo, mise in evidenza il giovane Andrea Costa (sarà una delle figure centrali degli anni a venire) e ribadì la supremazia dell'anarchismo sul marxismo.
4.1 Le prime rivolte.
L'anarchismo si diffondeva a macchia d'olio, i
circoli anarchici erano numerosissimi soprattutto in alcune zone della Romagna,
della Toscana e nel Meridione, e il governo italiano cominciava a preoccuparsi:
la lotta rivoluzionaria cominciò nei primi mesi del 1874.
Nell'estate dello stesso anno gli anarchici romagnoli organizzarono una rivolta per impadronirsi della città di Bologna, e poi occupare il resto del Paese; i carabinieri, grazie a degli informatori, vennero a conoscenza dei preparativi ed intervennero: Malatesta, leader dell'insurrezione, fu arrestato mentre tentava la fuga oltralpe, e il movimento subì un duro colpo.
A metà del 1876 tutta la dirigenza anarchica fu rimessa in libertà e, riguadagnato prestigio agli occhi dell'opinione pubblica, si ricominciò ad organizzare una nuova rivolta, questa volta con lo sguardo rivolto al Mezzogiorno. Secondo i piani, dal Matese, zona posta tra il Molise e la Campania, da sempre culla del brigantaggio, sarebbe dovuta scoppiare la scintilla che avrebbe dovuto sollevare la rivoluzione in tutta Italia; fu una disfatta: innanzitutto invece che cento si presentarono una trentina di uomini, tra cui però non c'erano neppure le guide che avrebbero dovuto condurli tra quelle zone impervie. Secondo la leggenda, allora, il gruppetto decise di intervenire con espropri presso la popolazione locale, ma quando, alla prima pecora sequestrata, il piccolo pastore iniziò a piangere, loro la restituirono. Seguirono tre giorni di marcia, finché non giunsero a Letino, dove occuparono il Municipio, proclamarono la decadenza della monarchia, diedero fuoco alla foto del re e a tutte le carte comunali: intervenne allora la polizia e, dopo una fuga di tre giorni, smarriti nella foresta, gli sprovveduti si arresero.
Nell'estate dello stesso anno gli anarchici romagnoli organizzarono una rivolta per impadronirsi della città di Bologna, e poi occupare il resto del Paese; i carabinieri, grazie a degli informatori, vennero a conoscenza dei preparativi ed intervennero: Malatesta, leader dell'insurrezione, fu arrestato mentre tentava la fuga oltralpe, e il movimento subì un duro colpo.
A metà del 1876 tutta la dirigenza anarchica fu rimessa in libertà e, riguadagnato prestigio agli occhi dell'opinione pubblica, si ricominciò ad organizzare una nuova rivolta, questa volta con lo sguardo rivolto al Mezzogiorno. Secondo i piani, dal Matese, zona posta tra il Molise e la Campania, da sempre culla del brigantaggio, sarebbe dovuta scoppiare la scintilla che avrebbe dovuto sollevare la rivoluzione in tutta Italia; fu una disfatta: innanzitutto invece che cento si presentarono una trentina di uomini, tra cui però non c'erano neppure le guide che avrebbero dovuto condurli tra quelle zone impervie. Secondo la leggenda, allora, il gruppetto decise di intervenire con espropri presso la popolazione locale, ma quando, alla prima pecora sequestrata, il piccolo pastore iniziò a piangere, loro la restituirono. Seguirono tre giorni di marcia, finché non giunsero a Letino, dove occuparono il Municipio, proclamarono la decadenza della monarchia, diedero fuoco alla foto del re e a tutte le carte comunali: intervenne allora la polizia e, dopo una fuga di tre giorni, smarriti nella foresta, gli sprovveduti si arresero.
4.2 La stagione del terrorismo.
Sconfitti sul piano della "rivoluzione sociale", gli
anarchici passarono agli atti terroristici:
| 17 novembre 1878 - |
Il cuoco Giovanni Passanante aggredisce a Napoli il
re Umberto I: non riesce nel suo intento, ma l'opinione pubblica rimane
molto scossa.
|
| 18 novembre 1878 - |
A Firenze, in occasione di un corteo monarchico, scoppia una
bomba.
|
| 20 novembre 1878 - |
A Pisa, sempre durante una manifestazione monarchica, ne
esplode un'altra.
|
| 24 giugno 1894 - |
L'anarchico italiano Caserio uccide il presidente
francese Sadi Carnet. Grave crisi diplomatica tra Italia e
Francia.
|
| 8 agosto 1897 - |
L'anarchico italiano Michele Angiolillo spara al
primo ministro spagnolo Antonio Cànovas: interrogato, il pugliese non
fa i nomi dei suoi complici, e dichiara di «non essere un assassino ma un
giustiziere»; subisce la terribile tortura della garrota, una sorta di
strangolamento graduale.
|
| 10 settembre 1898 - |
L'anarchico italiano Luigi Luccheni pugnala
Elisabetta d'Austria, "Sissi", a Ginevra. Giudicato in Svizzera, non
ottenendo la pena di morte si impicca nella sua cella.
|
| 29 luglio 1900 - |
Gaetano Bresci, di ritorno dagli Usa, uccide con tre
colpi di pistola il re Umberto I a Monza. Muore l'anno seguente suicida
(o molto più probabilmente assassinato) in carcere.
|
| 6 settembre 1901 - |
Attentato al Presidente degli Stati Uniti
McKinley.
|
4.3 Il declino.
Gran parte degli anarchici si sentì tradita quando Andrea
Costa, detto "el biundén", divenne parlamentare e giurò fedeltà al re; nel
1881 a Imola fondò insieme all'inseparabile compagna Anna Kuliscioff la
rivista "Avanti!" e orientò il suo pensiero verso il socialismo
riformistico. Tutto questo provocò una profonda spaccatura tra gli
anarchici e i socialisti che si risolse con la fondazione del Partito
Socialista Italiano a Genova nel 1892.
Dopo che la prima Guerra mondiale isolò gli anarchici di tutta Europa a causa della loro posizione non-interventista, sembrò che il movimento potesse risorgere come stava succedendo in Russia. Un'ondata di scioperi che travolse il Paese, e l'eccidio al teatro Diana di Milano il 23 marzo del 1921, furono il pretesto che permise ai fascisti di scatenarsi contro l'intera sinistra, anarchica e non.
Dopo che la prima Guerra mondiale isolò gli anarchici di tutta Europa a causa della loro posizione non-interventista, sembrò che il movimento potesse risorgere come stava succedendo in Russia. Un'ondata di scioperi che travolse il Paese, e l'eccidio al teatro Diana di Milano il 23 marzo del 1921, furono il pretesto che permise ai fascisti di scatenarsi contro l'intera sinistra, anarchica e non.
CAPITOLO 5: IL CASO SPAGNOLO.
Anche se in Spagna gli ideali anarchici giunsero in ritardo
rispetto agli altri Paesi europei, l'anarchismo vi trovò un terreno
assai fertile, sebbene con caratteristiche peculiari e non rintracciabili in
altri luoghi.
Innanzitutto fu un movimento popolarissimo tra le classi contadine e operaie, ed assunse un particolare significato utopico, forse anche per la forte tradizione religiosa di questo Stato: ogni volta che scoppiava un tumulto, i rivoltosi erano certi che fosse imminente l'avvento della società perfetta, dove sarebbe prevalsa la giustizia e la condivisione dei beni; infatti la Spagna fu l'unico Paese d'Europa in cui gli esperimenti di collettivismo e di federalismo anarchico ebbero un certo successo.
Durante il periodo della Repubblica, negli anni '30, ebbero un ruolo di primo ordine la "Federazione anarchica iberica" e la "Confederazione nazionale del lavoro" (CNT), che riuscirono a realizzare una riforma agraria in senso popolare e organizzarono la gestione delle fabbriche tramite i Consigli di fabbrica.
Definire brutale la lotta tra anarchici e comunisti in Spagna per il controllo della Repubblica è riduttivo: assassini e atti di guerriglia non cessarono neppure di fronte al nemico comune, il generale Franco, che, aiutato dal sodalizio italo-tedesco, li travolse entrambi.
Innanzitutto fu un movimento popolarissimo tra le classi contadine e operaie, ed assunse un particolare significato utopico, forse anche per la forte tradizione religiosa di questo Stato: ogni volta che scoppiava un tumulto, i rivoltosi erano certi che fosse imminente l'avvento della società perfetta, dove sarebbe prevalsa la giustizia e la condivisione dei beni; infatti la Spagna fu l'unico Paese d'Europa in cui gli esperimenti di collettivismo e di federalismo anarchico ebbero un certo successo.
Durante il periodo della Repubblica, negli anni '30, ebbero un ruolo di primo ordine la "Federazione anarchica iberica" e la "Confederazione nazionale del lavoro" (CNT), che riuscirono a realizzare una riforma agraria in senso popolare e organizzarono la gestione delle fabbriche tramite i Consigli di fabbrica.
Definire brutale la lotta tra anarchici e comunisti in Spagna per il controllo della Repubblica è riduttivo: assassini e atti di guerriglia non cessarono neppure di fronte al nemico comune, il generale Franco, che, aiutato dal sodalizio italo-tedesco, li travolse entrambi.
CAPITOLO 6: SACCO E VANZETTI.
Negli Stati Uniti, come altrove, gli anarchici
subirono le spietate ostilità da parte delle autorità di polizia; a nulla servì
organizzarsi nell'unione sindacale "Industrial Workers of the World".
L'episodio più clamoroso fu quello di due anarchici italiani, Nicola
Sacco, ciabattino, e Bartolomeo Vanzetti, pescivendolo, che
vivevano alla periferia di Boston. Incarcerati con l'accusa di omicidio per una
rapina avvenuta nell'aprile del 1920, si proclamarono sempre innocenti; l'accusa
fu durissima e nemmeno la confessione nel 1925 di un uomo già condannato servì a
scagionarli. L'opinione pubblica di tutto il mondo si mobilitò in favore dei due
anarchici, ma il 23 agosto 1927 furono giustiziati sulla sedia elettrica. Nicola
Sacco e Bartolomeo Vanzetti; riabilitati formalmente dal governatore del
Massachusetts solo nel 1977.
CAPITOLO 7: IL DOPOGUERRA.
In Europa le principali federazioni anarchiche erano quella
italiana (costituitasi con il congresso di Carrara nel 1945) e quella francese,
cui bisogna aggiungere i molti militanti della Germania Federale non
organizzati.
Si dovette però attendere fino al 1968 per rivederle come protagoniste del panorama politico internazionale: in quell'anno si tenne il primo Congresso Internazionale delle federazioni anarchiche, a Carrara, e il movimento anarchico fu uno dei "motori" che spinsero alla ribellione milioni di giovani in quegli anni. In Italia, il movimento diventò parte della sinistra rivoluzionaria, in aperta polemica sia con i nemici tradizionali, sia con la sinistra parlamentare che tentava un dialogo con la Democrazia Cristiana.
Grande risonanza ebbe l'attentato di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 in cui vennero coinvolti due anarchici, Pinelli e Valpreda. Il primo morì misteriosamente durante gli interrogatori, il secondo subì una condanna di tre anni e fu poi rilasciato. Successive indagini (ottava sentenza nel luglio del 2001 nda) porteranno alla condanna di alcuni membri dei servizi segreti legati a frange neofasciste.
Si dovette però attendere fino al 1968 per rivederle come protagoniste del panorama politico internazionale: in quell'anno si tenne il primo Congresso Internazionale delle federazioni anarchiche, a Carrara, e il movimento anarchico fu uno dei "motori" che spinsero alla ribellione milioni di giovani in quegli anni. In Italia, il movimento diventò parte della sinistra rivoluzionaria, in aperta polemica sia con i nemici tradizionali, sia con la sinistra parlamentare che tentava un dialogo con la Democrazia Cristiana.
Grande risonanza ebbe l'attentato di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 in cui vennero coinvolti due anarchici, Pinelli e Valpreda. Il primo morì misteriosamente durante gli interrogatori, il secondo subì una condanna di tre anni e fu poi rilasciato. Successive indagini (ottava sentenza nel luglio del 2001 nda) porteranno alla condanna di alcuni membri dei servizi segreti legati a frange neofasciste.
CAPITOLO 8: SIMBOLI DELL'ANARCHIA.
Come è difficile definire una vera e propria "storia" del
pensiero anarchico, allo stesso modo e per varie ragioni, sono altrettanto
oscure le origini di alcuni dei simboli di questo movimento.
- La bandiera nera sembra abbia fatto la sua prima comparsa nelle mani di una donna, la francese Louise Michel, che prese parte alla Comune di Parigi del 1871: fu scelto proprio quel colore perché tradizionalmente rappresentava i simboli della carestia, della povertà e della disperazione, sentimenti ben presenti in quei giorni in cui furono massacrati più di 25.000 parigini. Esiste anche una interessante relazione tra la bandiera nera e i pirati, da sempre visti come ribelli e spiriti liberi: nel 1910 Emiliano Zapata, rivoluzionario messicano, al grido di «Tierra y Libertad!», marciò esibendo una bandiera che ritraeva un teschio con un paio di ossa incrociate su sfondo nero. Infine il colore nero è da sempre considerato un simbolo di negazione, un anti-colore che ben sposa l'anti-statalismo tipico degli anarchici.
- La bandiera rossa&nera, invece, si diffuse soprattutto in Spagna e in tutti gli altri Paesi di origine "latina": è associata più all'anarcosindacalismo che al movimento anarchico vero e proprio, e ad esempio fu molto utilizzata in Italia durante il Biennio Rosso del 1920.
- Infine il simbolo di gran lunga più diffuso: la "A" cerchiata dovrebbe rappresentare la massima di Proudhon «Anarchy is Order», e sembra che i primi a farne uso siano stati alcuni punk negli anni '70. Tuttavia già nel 1956 l'associazione anarchica di Bruxelles "Alliance Ouvriere Anarchiste" (AOA) utilizzava questo simbolo: gli storici sono ancora divisi su questo punto.
CAPITOLO 9: ANARCHICI OGGI.
Ha ancora un significato dichiararsi anarchici oggi?
Difficile dare una risposta, ma cerchiamo di analizzare se, almeno a livello
politico, alcune delle rivendicazioni storiche del movimento anarchico si siano
poi realizzate.
Innanzitutto le ultime tendenze in ambito socio-politico, soprattutto in Europa, sono quelle di un abbandono graduale della vecchia sovranità nazionale per la costituzione di grandi stati federali, basati sul decentramento amministrativo e su mutui accordi di cooperazione: era questo un sogno degli anarchici collettivisti, anche se in maniera molto più marcata; sembra comunque reggere, per ora, la "necessità storica" dell'anarchia sostenuta da Bakunin, con il paradosso di una politica che si incammina verso l'anarchia. Inoltre, sempre più spesso, i rapporti tra uomini si basano su liberi contratti di associazione che permettono di meglio conseguire un determinato fine economico, politico o personale, tendendo ad allontanare quell'apparato statale ormai considerato solo più come garante del diritto ed escluso da molte forme di intervento diretto sulla vita del singolo.
Tutt'altro discorso è necessario fare per altri due obiettivi storici degli anarchici: libertà e uguaglianza; c'è il pericolo di scadere nel banale, ma è innegabile che nessuno di noi, nel XXI secolo, è libero, e nessuno di noi è uguale agli altri. Dovrei poter ANDARE ovunque io voglia, ma esistono le frontiere; dovrei poter DIRE quello che voglio, ma Echelon mi ascolta; dovrei avere diritto alla mia VITA, ma esiste la pena di morte; dovrei poter DECIDERE, ma lo fa già per me la WTO. Sono poi io uguale a chi muore ancora di malaria, a chi mangia a malapena un pasto al giorno, a chi deve iniziare a lavorare a 5 anni?
Sia l'anarchico individualista che quello collettivista, seppure - abbiamo visto - con motivazioni profondamente diverse tra loro, non possono che reagire in un'unica maniera: gli "ostacoli" alla realizzazione dell'ideale anarchico esistono ancora.
Innanzitutto le ultime tendenze in ambito socio-politico, soprattutto in Europa, sono quelle di un abbandono graduale della vecchia sovranità nazionale per la costituzione di grandi stati federali, basati sul decentramento amministrativo e su mutui accordi di cooperazione: era questo un sogno degli anarchici collettivisti, anche se in maniera molto più marcata; sembra comunque reggere, per ora, la "necessità storica" dell'anarchia sostenuta da Bakunin, con il paradosso di una politica che si incammina verso l'anarchia. Inoltre, sempre più spesso, i rapporti tra uomini si basano su liberi contratti di associazione che permettono di meglio conseguire un determinato fine economico, politico o personale, tendendo ad allontanare quell'apparato statale ormai considerato solo più come garante del diritto ed escluso da molte forme di intervento diretto sulla vita del singolo.
Tutt'altro discorso è necessario fare per altri due obiettivi storici degli anarchici: libertà e uguaglianza; c'è il pericolo di scadere nel banale, ma è innegabile che nessuno di noi, nel XXI secolo, è libero, e nessuno di noi è uguale agli altri. Dovrei poter ANDARE ovunque io voglia, ma esistono le frontiere; dovrei poter DIRE quello che voglio, ma Echelon mi ascolta; dovrei avere diritto alla mia VITA, ma esiste la pena di morte; dovrei poter DECIDERE, ma lo fa già per me la WTO. Sono poi io uguale a chi muore ancora di malaria, a chi mangia a malapena un pasto al giorno, a chi deve iniziare a lavorare a 5 anni?
Sia l'anarchico individualista che quello collettivista, seppure - abbiamo visto - con motivazioni profondamente diverse tra loro, non possono che reagire in un'unica maniera: gli "ostacoli" alla realizzazione dell'ideale anarchico esistono ancora.
9.1 Cyber-anarchia.
Dove, se non nel World Wide Web, possiamo
riconoscere il compimento degli ideali utopistici dell'anarchia?
Internet permette a chiunque di crearsi una "realtà" che si sviluppa secondo le
proprie leggi interne, esaltando ai massimi livelli il desiderio di
indipendenza, di realizzazione personale e di libertà comunicativa:
l'individuo è l'unico protagonista della propria esperienza
informatica.
L'intero sistema, oltretutto, è altamente decentralizzato e personalizzabile, ognuno ha il potere di decidere personalmente che cosa vedere/leggere/ascoltare/scrivere, cosa che lo rende sicuramente imparagonabile ai comuni mezzi di comunicazione. Scrive Piergiorgio Pardo ("Le controculture giovanili", 1997): «..l'orizzontalità delle interconnessioni in rete è un particolare su cui coloro i quali fidano su Internet per una futura gestione democratica delle telecomunicazioni hanno molto insistito. [...] Tale modello di comunicazione può essere inteso in senso antagonista proprio in contrapposizione alla classica modalità di fruizione dei mezzi di comunicazione di massa, che vede la ricezione da parte del destinatario di un testo formulato una volta per tutte ed inviato dall'alto».
Altro aspetto che ricorda il sistema organizzativo tanto desiderato dagli anarchici, è quello della comparsa, soprattutto negli ambiti dell'underground, di numerose e fiorenti "comunità": uniti da interessi comuni, utenti di ogni parte del globo fanno continuamente nascere nuove crew, nuovi newsgroup, mailing list, ecc., che non fanno che avvalorare la tesi di una federazione anarchica costituita da moltissime libere associazioni che regolano i problemi della "convivenza" per mezzo di nuove forme di condivisione. È tutto virtuale, certo, ma da qualche parte bisogna pur incominciare! :-)
L'intero sistema, oltretutto, è altamente decentralizzato e personalizzabile, ognuno ha il potere di decidere personalmente che cosa vedere/leggere/ascoltare/scrivere, cosa che lo rende sicuramente imparagonabile ai comuni mezzi di comunicazione. Scrive Piergiorgio Pardo ("Le controculture giovanili", 1997): «..l'orizzontalità delle interconnessioni in rete è un particolare su cui coloro i quali fidano su Internet per una futura gestione democratica delle telecomunicazioni hanno molto insistito. [...] Tale modello di comunicazione può essere inteso in senso antagonista proprio in contrapposizione alla classica modalità di fruizione dei mezzi di comunicazione di massa, che vede la ricezione da parte del destinatario di un testo formulato una volta per tutte ed inviato dall'alto».
Altro aspetto che ricorda il sistema organizzativo tanto desiderato dagli anarchici, è quello della comparsa, soprattutto negli ambiti dell'underground, di numerose e fiorenti "comunità": uniti da interessi comuni, utenti di ogni parte del globo fanno continuamente nascere nuove crew, nuovi newsgroup, mailing list, ecc., che non fanno che avvalorare la tesi di una federazione anarchica costituita da moltissime libere associazioni che regolano i problemi della "convivenza" per mezzo di nuove forme di condivisione. È tutto virtuale, certo, ma da qualche parte bisogna pur incominciare! :-)
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